Studio Politecnico Di Pietro
19Feb/120

CGIL – “News CASA e CITTA” 03/12

Divulghiamo il periodico News CASA e CITTA', uno strumento di aggiornamento settimanale, curato dall'Area Casa e Insediamenti urbani del Dipartimento Ambiente e Territorio della CGIL

In questo numero segnaliamo:

  • Consumo di suolo, urbanizzazione e pianificazione con dati WWF e FAI dal Dossier “Terra rubata, viaggio nell'Italia che scompare”, gennaio 2012.
  • Edilizia residenziale pubblica e progetto CGIL, SPI CGIL, SUNIA, AUSER: “Abitare i quartieri di edilizia pubblica, agire per trasformare”: il quartiere Bellavista ad Ivrea.
  • Primo Urban Forum europeo in previsione della Piattaforma europea per lo sviluppo urbano e progetti UE per città. ambiente e territorio: terzo bando URBACT per città sostenibili, Programma Energia Intelligente Europa (IEE), Programma Life per azioni ambientali e a favore del clima.

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27Oct/110

Rivalutazione terreni edificabili e con destinazione agricola: Circolare Agenzia Entrate

L'Agenzia delle Entrate ha emanato la Circolare 24/10/2011, n. 47/E, con la quale riepiloga la disciplina della rideterminazione del valore dei terreni, prevista inizialmente dagli artt. 5 e 7 della L. 448/2001 e per la quale sono stati ora riaperti i termini con il recente Decreto Sviluppo (D.L. 70/2011).
La rivalutazione consente ai contribuenti che detengono terreni edificabili e con destinazione agricola di rideterminare il loro costo o valore di acquisto, utilizzando il relativo costo rideterminato ai fini del calcolo delle imposte sul reddito.

Per poter utilizzare il valore rideterminato, in luogo del costo storico, il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta sostitutiva sulla base del valore risultante da un’apposita perizia giurata di stima.
Si ricorda che il Decreto Sviluppo ha stabilito che la rivalutazione agevolata è dunque ora ammissibile per i terreni posseduti alla data del 01/07/2011, in luogo della precedente fissata al 01/01/2010, e sono di conseguenza aggiornati i termini per il versamento della prima delle 3 rate annuali dell’imposta sostitutiva e per la redazione e il giuramento della perizia di stima che vengono fissati al 30/06/2012, rispetto alla precedente scadenza del 31/10/2010.

26Aug/110

Federalismo demaniale o svendita del patrimonio culturale? I tavoli tecnici regionali sono aperti

A cura del Dipartimento Politiche dell'Organizzazione - CGIL

Il trasferimento del patrimonio demaniale, stabilito dal decreto legislativo n. 85/2010, allo stato attuale è bloccato ed è fonte di discussione e conflitto fra Stato, Regioni ed Enti Locali. Mancano all'appello una serie di atti che dovevano essere già disponibili: non c’è ancora il Dpcm che dovrebbe stabilire come ridurre i trasferimenti economici a fronte del trasferimento di beni e,  tutt'ora, non sono state definite le liste dei beni trasferibili e di quelli non trasferibili.

Questi ritardi, tuttavia, non ci mettono al riparo dai rischi di svendita del patrimonio del nostro Paese. Infatti, se il processo di trasferimento dei patrimoni demaniali è sostanzialmente fermo, altrettanto non si può dire dei beni del patrimonio culturale nazionale;  immobili di interesse storico e artistico, nonostante in linea generale fossero esclusi dal federalismo demaniale sono oggetto di provvedimenti che,  dall'inizio di quest'anno,  si stanno susseguendo in favore di trasferimenti, alienazioni e possibili speculazioni.

Se l’art. 5 del decreto legislativo n. 85/2010 nell'escludere questi beni, limitandosi ad indicare per quelli demaniali gravati da un vincolo storico-artistico e architettonico uno specifico percorso attraverso il quale lo Stato può procedere al trasferimento gratuito in proprietà agli Enti territoriali (condizionandolo alla prestazione da parte degli enti locali interessati, di un programma di valorizzazione in cui sia dimostrata la sostenibilità tecnica ed economica, condiviso dai competenti organi statali, a partire dal ministero per i Beni e le Attività Culturali per la tutela, e dall’Agenzia del Demanio per la proprietà), poteva garantire una forma di tutela, nel quadro di impasse delle procedure di attuazione per il trasferimento dei Beni demaniali, ha destato forte preoccupazione una procedura “straordinaria” attivata in sordina dall’Agenzia del Demanio, di concerto con il Segretariato generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha incontrato un enorme riscontro.

Al fine di definire il suddetto percorso e i reciproci ruoli ed impegni l’Agenzia del Demanio e il Mibac hanno prima sottoscritto  un Protocollo d’intesa (9 Febbraio 2011) e più di recentemente, il 18 maggio 2011, hanno diramato in maniera concertata, ai propri organi periferici (Filiali e Direzioni regionali),  una circolare con indicazioni chiare e dettagliate su tutto ciò che il Ministero, l’Agenzia del Demanio e gli Enti territoriali interessati devono fare per poter ricevere in proprietà beni demaniali gravati dal vincolo storico-artistico e architettonico presenti sul proprio territorio.

La circolare chiarisce i termini della presentazione della richiesta di acquisizione da parte degli Enti territoriali di uno o più beni,  prevede l' istituzione dei tavoli tecnici operativi di livello regionale per discutere e istruire le richieste pervenute ed indica perfino le linee guida per la elaborazione dei programmi di valorizzazione necessari per poter accedere alla sottoscrizione degli accordi di valorizzazione, di cui viene addirittura fornito una schema generale.

L'intento di questa circolare, che affida direttamente alla concertazione tra Stato ed Enti territoriali, la valutazione della possibilità di trasferire gratuitamente la proprietà di specifici immobili sulla base di programmi di valorizzazione “fotocopia”,  è palese, soprattutto in tempi di scarsità delle risorse e di ulteriori tagli agli enti locali.

Non per caso, appena il Ministero e l’Agenzia hanno divulgato la circolare, le richieste si sono moltiplicate. Nel giro di un paio di mesi sono pervenute istanze da un centinaio di Comuni grandi e piccoli, aventi ad oggetto oltre 200 beni di grande pregio. Sono quindi stati istituiti ed avviati tavoli tecnici in quasi tutte le Regioni italiane e entro la fine dell'estate potrebbero essere firmati i primi accordi di valorizzazione, propedeutici alla stipula degli atti pubblici per il trasferimento della proprietà dei beni.

In aggiunta, se consideriamo che, con  la variazione dell'Art.10 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D.Lgs42/2004) introdotta con il cosiddetto Decreto Sviluppo (DLgs 70/2011),  sono stati allentati i vincoli di tutela per una parte importante del patrimonio architettonico del secondo '900 e precisamente con l'innalzamento da 50 a 70 anni della la soglia di età oltre la quale, i beni immobili di proprietà pubblica o di persone giuridiche private senza fine di lucro, sono da presumere di interesse culturale, c'è da temere per il destino davvero a rischio di dispersione e svendita di un Patrimonio inestimabile di beni culturali per la cui cura e salvaguardia occorrerebbe invece investire e, in tempi di crisi economica,  valorizzarlo come fonte di reddito.

Al contrario, attraverso l'indebolimento delle norme di tutela diventa possibile, sulla base di “convenienze” locali,  una svendita senza precedenti.

Per impedirlo occorre che la denuncia e la mobilitazione riprenda con forza; che l'attenzione si concentri sui tavoli tecnici regionali; che le strutture territoriali della nostra organizzazione si facciano protagoniste di alleanze e di iniziativa tese a promuovere confronti e per concorrere alla definizione di decisioni democratiche, a salvaguardia del patrimonio pubblico e storico-culturale del nostro Paese.

FederalismoDemaniale_scheda (a cura del dip. Ambiente e Territorio CGIL)

29Apr/110

Casa: ISTAT, il consumo di suolo agricolo e naturale continua ad avanzare senza una reale opposizione

Consumo del territorio(fonte CGIL.it)

Sono necessari limiti, controlli e leggi che arrestino il consumo del territorio dalle conseguenze irreversibili. La contrattazione territoriale per una trasformazione sostenibile.

L'Istat ha pubblicato lo studio “Le interrelazioni del settore agricolo con l'ambiente” che intende p roporre una visione d’insieme del possibile contributo delle statistiche ambientali alla conoscenza di fenomeni complessi a carattere territoriale ed agricolo. Viene trattato anche il tema della perdita di suolo agricolo dovuto all’espansione urbana, che nel nostro Paese continua ad avanzare anche a fronte di una popolazione pressochè stabile, aggredendo le risorse agricole e naturali, mancando peraltro un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutarne l’entità.

E' necessario sviluppare misure di contenimento efficaci integrate nelle più generali politiche a sostegno dello sviluppo sostenibile (ambientale, economico e sociale) degli insediamenti. Il consumo di suolo è accompagnato da un uso dello spazio sempre più estensivo, dalla perdita dei limiti della città, dalla progressiva formazione di un magma di edifici, costruzioni, infrastrutture ed aree agricole marginali, dalla discontinuità delle reti ecologiche.

L’impermeabilizzazione del suolo è uno dei processi di degradazione che il suolo subisce a causa dell’urbanizzazione del territorio e dello sprawl urbano ed è pressoché irreversibile. Il grado di impermeabilizzazione del territorio, a livello nazionale, è risultato pari al 6,7% con variabilità notevole: a Napoli e Milano arriva a coprire la metà del territorio comunale e quasi un quarto dell’intero territorio provinciale. Le aree agricole, nel complesso, diminuiscono di oltre 140 mila ettari in dieci anni. Il fenomeno è più evidente al Nord dove si trova quasi la metà delle aree divenute artificiali, mentre l’abbandono colturale e la crescita delle aree naturali sono maggiori al Sud, con 70 mila ettari di ex terreni agricoli ora impiegati diversamente e 40 mila ettari di nuovi ambienti naturali o semi-naturali. L’agricoltura, a causa della debolezza strutturale che si manifesta in modo ancora più evidente nelle aree di frangia urbana, non riesce ad arginare la “voracità di suolo” degli altri settori economici e la richiesta di superfici per finalità residenziali e servizi; inoltre gli oneri di urbanizzazione e i contributi di costruzione che l’occupazione di suolo porta con sé sono rapidamente divenuti la via più facile per fare fronte alla crisi della finanza pubblica locale, con una sempre più fatale attrazione da parte dei Comuni per lo sviluppo insediativo, spesso allargatosi al di là delle reali esigenze della domanda.

Lo sviluppo delle superfici impermeabilizzate è largamente attribuibile a strategie di pianificazione territoriale che non hanno tenuto in considerazione la perdita irreversibile del suolo, gli effetti ambientali collegati, la qualità della risorsa sacrificata e l’esistenza di strumenti capaci di valutarla.

Sono necessarie leggi severe per il consumo di suolo, già in vigore in molti Paesi europei, che scoraggino abusivismo, ulteriore consumo del territorio e, nella direzione opposta, politiche che incentivino il recupero dell’edilizia esistente, attraverso progetti di riqualificazione e di rinnovo urbano, cioè fondamentalmente di trasformazione e migliore uso dell'esistente.

In altri termini occorre sviluppare livelli di confronto con tutti i soggetti titolati di decisioni, per favorire esperienze di contrattazione territoriale capaci di produrre una trasformazione sostenibile.